L’isola di Ventotene è un piccolo gioiello nel cuore del Mar Tirreno, riconosciuto dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 2009.
Al largo del Golfo di Gaeta, a metà rotta tra Ponza e Ischia è la più piccola tra le isole abitate dell’arcipelago pontino.
Lunga poco più di 2 km e larga neanche 1, racchiude in sé tesori di vestigia antiche e di natura verace.
Dal 1997 è Area Marina Protetta, dal ‘99 Riserva Naturale Statale.
In Primavera, quando esplodono le fioriture, diventa un oasi in mezzo al deserto marino per i piccoli e i grandi uccelli migratori che dalle coste africane si dirigono in Europa, seguendo la loro rotta sul mediterraneo. Sull’isola arrivano sfiniti dal viaggio e trovano rifugio e ristoro per proseguire. In autunno diventa invece il loro trampolino di lancio per il ritorno in africa. E’ questo il motivo per cui l’isola ospita una stazione scientifica per il censimento, lo studio e l’inanellamento dell’avifauna migratoria e un bellissimo Museo della Migrazione aperto tutto l’anno.
Nell’edizione Guida Blu 2010 del Touring Club Italiano, Legambiente ha posto Ventotene in cima alla classifica laziale con 4 vele blu. Il suo mare cristallino è ricco di fauna e, con un po’ di fortuna, permette incontri che si imprimono nella memoria come quello indimenticabile con i delfini ma anche incontri ravvicinati più frequenti, semplicemente facendo snorkeling tra gli scogli, con saraghi, polpi, murene, donzelle, occhiate. I suoi fondali, considerati fra i più belli del Mediterraneo la rendono metà ambita per i subacquei.
Arrivando da Formia si approda sull’isola nel Porto Nuovo ma si è poi accolti con calore dall’antico e vociante porto romano scavato in un alta parete di tufo. Alle sue spalle si arrocca il paese: un antico borgo costruito in epoca borbonica, tra il 1768 e il 1772, e rimasto pressoché intatto, con le sue casette colorate e i suoi due monumenti più importanti: la chiesa di Santa Candida, patrona dell’isola e il Forte Torre, oggi sede del Museo Archeologico. Quest’ultimo raccoglie reperti provenienti da recuperi subacquei come: ancore in pietra e in piombo, anfore di diversa origine e parte del carico di tre relitti, oltre ai reperti provenienti dai vari siti archeologici presenti sull’isola.
Ad un miglio di distanza da Ventotene si trova l’isolotto di Santo Stefano, attualmente disabitato, che ospita le spettacolari Carceri omonime di epoca borbonica.
L’isola, attraverso i suoi numerosi siti archeologici, rimanda l’eco del confino. I resti romani di villa Giulia, delle peschiere, delle cisterne di Villa Stefania testimoniano la storia peculiare di una terra designata a luogo d’esilio così nell’antichità come in tempi più recenti.
Nel 2 a.C. venne esilia sull’isola Giulia, figlia di Augusto, nella villa nata per essere residenza estiva dell’Imperatore. Giulia fu la prima di una lunga serie di personaggi femminili illustri, accusati di condurre una vita dissoluta e condannati all’esilio dalla lex Iulia sulla moralizzazione dei costumi. In tempi più recenti l’isola fu luogo di confino per delinquenti, dissidenti, ospitando numerosi personaggi illustri come Altiero Spinelli.
Nel carcere di Santo Stefano tra i tanti furono detenuti partigiani e personalità pubbliche come l’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Nota ai greci come Pandaria o Pandotiria, è diventata Ventotene “l’isola del vento”, solo nel medioevo.
Omero la descrisse nell’odissea come l’isola delle sirene, oggi come allora quest’isola incanta e seduce con un fascino magnetico che induce a tornare.
Un’ isola davvero unica, semplice e autentica; un’ isola abituata ai distacchi e ai ritorni, alla furia incessante del vento e alle coccole del sole. Accogliente e tranquilla è tuttavia una catalizzatrice potente di incontri e di eventi.
Si è fatta set cinematografico in “Ferie d’Agosto” di Paolo Virzì uscito nel 1996 e per “Sul Mare” di Alessandro d’Altri, nel 2010.
Tanto densa e forte è la sua memoria tanto dolce e fertile è la sua terra vulcanica, che offre all’occhio verdi coltivi e al palato prodotti speciali come la famosa lenticchia di Ventotene, prodotto tipico. Tutto indissolubilmente avvolto negli aromi selvatici della macchia mediterranea.
LA STORIA
Citata da Omero nell’Odissea come “l’isola delle sirene”, Ventotene ha origini antiche.
Era conosciuta dai Greci, che ne fecero luogo di sosta nell’VIII e VII secolo a.C. essendo l’isola in posizione dominante lungo le rotte che da Ischia andavano alle coste laziali, toscane e alla Sardegna.
Secondo il Tricoli, storico ponzese vissuto nel secolo scorso, l’Arcipelago Ponziano fu abitato dai Volsci dal V secolo a.C. e divenne colonia romana nel 313 a.C., ma poi sarà soprattutto la vicina Ponza a godere dell’attenzione della Repubblica facendo rimanere Ventotene nell’ombra.
E’ solo con l’età imperiale, nei promissimi anni del regno di Augusto, che Ventotene, data la sua particolare morfologia, venne adottata dallo stesso imperatore come propria saltuaria dimora ed è in questo periodo che iniziò l’edificazione della villa a Punta Eolo, del porto e delle cisterne, atte a raccogliere lacqua piovana in mancanza di sorgenti naturali.
Ma il ruolo di questa isola fu del tutto particolare in quanto venne assunta come luogo d’esilio destinato a ospitare esclusivamente ospiti di rango imperiale che così venivano allontanati dai fasti di Roma.
La prima vittima di una lunga serie di esili fu Giulia, figlia di Augusto, la quale nel 2 a.C. fu relegata a Ventotene per violazione della Lex Iulia sulla moralizzazione pubblica. Gli esili sull’isola delle donne della famiglia imperiale continuarono per lungo tempo, fino al 95 d.C. quando l’ultima esule, Flavia Domitilla fu inviata a Ventotene con l’accusa di “ ateismo e giudaismo”.
Nei secoli successivi all’età classica, concluso il periodo degli “esili dorati”, l’isola non perse comunque tale ruolo continuando ad ospitare i seguaci del Cristianesimo. Fino alla metà del 1400 l’isola rimase proprietà della Chiesa fin quando, ritenuta totalmente improduttiva, venne ceduta a tre nobili napoletani al fine di apportare migliorie e di salvaguardarla dalle scorrerie dei pirati. Nel 1542 l’isola venne ceduta ai Farnese, e, dalla morte dell’ultimo esponente di questa famiglia, la struttura di Ventotene rimase pressoché immutata fino a quando, per diretta discendenza, i Borbone divennero legittimi proprietari di tutto l’Arcipelago Pontino.
Si crearono così i presupposti per una nuova urbanizzazione, la seconda dopo quella romana. Per circa 30 anni ci fu una lunga gestazione progettuale che diede il via nel 1768, con Ferdinando IV, ad un organico progetto, di ispirazione illuministica, da effettuarsi in tempi brevi attraverso una manodopera costituita da 100 forzati i quali vennero, per così dire, alloggiati nell’antica cisterna romana che da allora prese il nome di “Cisterna dei Carcerati”. Fu costruito il nuovo nucleo urbano per i coloni che nel 1772 raggiunsero l’isola, vennero create strade carrabili che dal porto raggiunsero le due piazze con i principali simboli: del potere civile, la fortezza-torre, e del potere spirituale, La Chiesa di Santa Candida.
Nello stesso periodo venne costruito il carcere di Santo Stefano. Più tardi Ventotene fu chiamata di nuovo per assolvere la triste funzione di luogo di confino. Durante il periodo fascista, con l’emanazione delle leggi sulla pubblica sicurezza, nel 1932 sull’isola venne costruita una colonia di confino la quale “ospitò” numerose personalità tra cui Altiero Spinelli, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi che qui stesero il “Manifesto di Ventotene” i cui contenuti diedero vita al Movimento Federalista Europeo.
Col finire della guerra un’altra sciagura colpì Ventotene. La mattina del 24 luglio 1943 il postale Santa Lucia proveniente da Ponza e diretto a Gaeta, con a bordo civili e militari, venne affondato davanti a Ventotene da alcuni aerei inglesi mietendo numerose vittime. Il Santa Lucia è oggi adagiato a circa 45 m di profondità e si cerca ancora la stima di quanti persero la vita in quella tragica vicenda.
Folco Quilici